top of page

Adotta la prospettiva americana

  • Abeba Carlan
  • 4 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Mentre mi preparavo per l'esame di abilitazione alla professione forense negli Stati Uniti, mi resi conto che dovevo indossare i panni dello studente americano per superare l'esame. Sebbene il sistema italiano e quello statunitense si basino su valori e principi simili, alcune differenze possono essere insidiose; l'unico modo per superare l'esame era quello di memorizzarle, dopo averne compreso la logica. In più di un'occasione, sia la formazione specifica che le comuni nozioni giuridiche apprese in Italia avrebbero potuto trarmi in inganno. Ad esempio, in Italia, un testimone può testimoniare su qualsiasi cosa abbia percepito o sperimentato direttamente. Pertanto, un testimone può testimoniare sulle dichiarazioni di qualcun altro, indipendentemente dalla loro natura, se le ha ascoltate personalmente. Non esiste il concetto di hearsay (il "sentito dire") come concepito negli Stati Uniti. Anche la testimonianza indiretta italiana (ovvero, un testimone che riferisce informazioni riferite da terzi) è molto diversa dall'hearsay; è ammissibile se il testimone fornisce l'identità del dichiarante (Codice di Procedura Penale, art. 195, commi 3 e 7). Sulla base di queste differenze, rispondere alle domande sull'hearsay usando la mentalità italiana avrebbe portato a sicuro fallimento. Lo stesso vale per l'usucapione. In Italia, l'usucapione non deve essere necessariamente avversa per operare. L'intruso acquisisce la proprietà anche se il proprietario ne è a conoscenza. Al proprietario basta mostrare indifferenza (non basata su amicizia o tolleranza per norme di buon vicinato) nei confronti della proprietà e delle azioni dell'intruso per perdere il proprio diritto. Quindi, per l'esame da avvocato negli Stati Uniti, ho dovuto tenere a mente l'importanza della natura ostile del possesso per poter affrontare adeguatamente le domande su questo argomento. Tentato omicidio, diritti reali, diritti successori, la regola contro le perpetuità e molti altri concetti richiedevano particolare attenzione perché diversi da quelli a cui ero abituata in Italia. In conclusione: non potevo basarmi né sulla conoscenza quotidiana né su una conoscenza specifica del sistema italiano per rispondere alle domande. Ho dovuto accantonare la mentalità italiana ed assumere i panni dello studente americano.

 

Adottare la prospettiva americana significava anche abbracciarne la lingua. Durante l'esame, il tempo è limitato per i madrelingua, figuriamoci per gli stranieri. Non c'è spazio per la traduzione; ecco perché memorizzare in inglese è stato indispensabile. Così facendo, termini legali, definizioni e regole sono venuti alla mente molto più velocemente, permettendomi di vincere la corsa contro il tempo. Tuttavia, non è stato un processo facile. Mentre studiavo, la mente traduceva automaticamente i concetti in italiano. Come me ne sono accorta? Sapevo spiegare una regola in italiano, ma non riuscivo a ricordare la corretta terminologia in inglese. Ero consapevole che si trattasse di una fase comune nel processo di apprendimento, ma fu comunque frustrante. All'inizio, costringermi a rimanere sullo stesso argomento fino al punto in cui ero in grado di definirlo senza esitazione in inglese fu difficile. La tentazione di passare al tema successivo era forte. Purtroppo, comprendere e riconoscere principi e regole non era sufficiente: ero troppo lenta ed insicura quando rispondevo alle domande simulate. Velocità e sicurezza sono sopraggiunte solo quando sono riuscita a gestire tutti gli argomenti a libro chiuso ed esclusivamente in inglese.

 

Su una nota più leggera, mentre mi preparavo per l'esame, continuavo a pensare a Firefox, un vecchio film prodotto, diretto ed interpretato da Clint Eastwood. Nel film del 1982, il maggiore Mitchell Gant (Clint Eastwood) ha il compito di rubare un MiG-31 "Firefox" dall'Unione Sovietica. Quando vidi il film, avevo circa 10 anni, e ciò che catturò la mia attenzione non fu tanto la rivalità tra le due superpotenze, nel pieno della Guerra Fredda, quanto il fatto che il pilota americano dovesse pensare in russo per azionare un sofisticato sistema d'arma controllato dal pensiero. Rimasi ipnotizzata ... così tanto che, ancora oggi, è ciò che ricordo maggiormente del film.






Ecco la memorabile scena,

“Devi pensare … in russo”,

che mi è rimasta stampata

nella mente.











Beh, alla fine, anch'io avevo una missione, superare l'esame da avvocato, ed anch'io non potevo tradurre. "Devi pensare... in INGLESE", continuavo a ripetermi. Come nel film ... ha funzionato!

 
 
bottom of page